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#1 2018-01-31 21:39:58

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Перевод с итальянского. Проза.

8 marzo, quando le mimose ingannano

Se devo proprio essere sincero sino in fondo, a me questa storia della Festa della Donna, che fanno cadere l’8 di marzo, non mi ha mai persuaso. Come non mi hanno mai persuaso né la Festa della Mamma né quella del Papà. Su quest’ultima, poi, mi viene addirittura da sghignazzare: noi padri siamo così certi della legittimità della nostra discendenza? Al di là di ogni ragionevole dubbio, come dicono gli americani? Certe leggi degli antichi Romani dimostrano che quelli, già all’epoca, un pensierino sulla faccenda ce l’avevano fatto. Lasciamo perdere, perché l’argomento è delicato assai.

Il fatto è che io, mentre entusiasticamente partecipo ad ogni festa comandata che mi risulta dal calendario, m’ammoscio invece quando si tratta di celebrare feste a comando. E tra i due tipi di feste ci corre una differenza grande quanto una casa.

Mi è capitato in questi giorni, nell’approssimarsi della Festa della Donna, di parlarne con altri màscoli. Tutti indistintamente hanno avuto la stessa reazione iniziale: hanno abbassato la voce e si sono guardati sospettosamente attorno. Quello che più di tutti ha dimostrato sgomento alla mia domanda, si è dichiarato il più entusiasta della Festa, e a gran voce proclamava la sua convinzione, in modo che le donne che in quel momento ci passavano vicino potessero distintamente sentirlo. Era chiaro che avrebbe festeggiato per esorcizzare in qualche modo la gran paura che le donne gli fanno.

Altri, che hanno affermato essere la festa non solo doverosa, ma sacrosanta, lo facevano in evidente malafede: antifemministi nel profondo del loro animo, la Festa dava loro l’occasione di passare una mano di colore alla loro facciata. Uno mi ha risposto che lui le donne le rispettava, ma che non trovava un solo motivo per festeggiarle. «Tu festeggeresti chi ti ha ammaccato l’auto?» Rimasi sorpreso: «Che c’entra l’auto?». E lui: «Guarda che a causa della donna ci abbiamo rimesso una costola e ci siamo giocati l’Eden». Io gli ho fatto notare che stava riesumando una storia vecchia. «Sarà vecchia» ha ribattuto lui «ma dura ancora.»

Un altro amico, del quale è a tutti noi nota la disgrazia d’avere in casa una moglie dal carattere insopportabile, mi ha risposto che, come ogni anno, avrebbe festeggiato la sua sposa alla grande. Non c’era ombra di ironia né nei suoi occhi né nella sua voce. Ma dovette intuire il mio stupore. «Vedi» mi spiegò «le sono grato perché il doverla quotidianamente sopportare mi avvicina sempre più alla santità.» A parere di un altro, che vede sempre e dovunque complotti, la Festa della Donna ci è stata imposta, attraverso media e persuasori occulti, dalla “Multmim”, la quale sarebbe, sempre secondo lui, una potente multinazionale organizzata dai coltivatori di mimose. Insomma, non sono soltanto io a non esserne persuaso.

Prima di dire il mio perché, vorrei amichevolmente mettere in guardia le donne: si ricordino che i giorni festivi sono infinitamente inferiori a quelli che festivi non sono, non si lascino ingannare dal regalo delle mimose, la vecchia saggezza popolare c’insegna che “Passata la festa, gabbato lo santo”. In quanto alla mia ragione di perplessità, essa è molto semplice. Quando ero picciotto, ci dicevano di onorare il pane, profumo della mensa, gioia della casa e via di questo passo. Per me la donna, dentro e fuori di casa, è sempre stata come il pane, necessario, indispensabile alla mia esistenza e alla mia sopravvivenza. Come l’aria. E a qualcuno è mai venuto in mente di istituire una Festa dell’aria che respiriamo?

Tratto da A. Camilleri

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